Questa settimana un imprevisto mi ha inchiodato in un posto solo. Cinque giorni, una stanza, dalle nove e mezza alle sei e mezza. Mando avanti quattro attività in parallelo, di solito sono dappertutto. Per la prima volta da mesi sono rimasto fermo in un punto.
E ho capito quanto mi era costato esserci sempre ovunque.
La frase
Seneca, nella seconda lettera a Lucilio, scrive Nusquam est qui ubique est: chi è dappertutto non è da nessuna parte. Lo dice di chi viaggia senza sosta e colleziona conoscenti ma nessun amico. Niente mette radici, perché niente resta fermo abbastanza.
Vale identico per le tue giornate. Chi tocca dieci cose non ne porta a casa nessuna. Non per pigrizia. Perché l'attenzione divisa in dieci non scava da nessuna parte. Dieci buchi profondi un centimetro non fanno un pozzo.
Lo sapevo già, a parole. Questa settimana l'ho sentito addosso.
Cosa cambia quando sei in un posto solo
Coprire l'operativo del salone ha tolto di mezzo la scelta. Il telefono squillava per un'attività, non per quattro. Rispondevo, chiudevo la cosa, tornavo alla stessa. Niente salti tra un'azienda e l'altra ogni dieci minuti.
La sera ero stanco in un modo diverso. Non stanco di decidere cosa fare dopo: stanco di aver fatto.
Il costo di essere ovunque non sono le ore. È il rientro. Ogni volta che salti da un'attività a un'altra paghi una tassa: dov'ero, cosa stavo decidendo, dove avevo lasciato il filo. La paghi in spiccioli, tutto il giorno, e per questo non la vedi. A fine giornata però il conto è salato: ti senti esausto e non sai dire cosa hai chiuso.
Il punto difficile non è scegliere. È restare.
Ogni sera un riepilogo automatico della mia giornata si chiude con un ordine consigliato: uno, due, tre, quattro, cinque. La priorità, la macchina, l'ha già scelta. Non è lì il problema.
Il problema è fare la numero uno invece di pascolare su tutte e cinque, toccandole e chiudendone nessuna. Scegliere la cosa giusta è facile. Restarci sopra abbastanza a lungo da finirla è la parte che costa.
Questa settimana qualcuno ha scelto per me: dovevo stare al salone, punto. Mi ha tolto la libertà di disperdermi. È stato scomodo, e mi ha fatto bene.
Cosa fare adesso
Prima di aprire il telefono, scegli la cosa. Una frase sola, scritta: "Se oggi avanzo solo questo, la giornata è vinta."
Poi proteggi le tue ore migliori per quella. Rispondi a ciò che serve davvero, ma non lasciare che siano le urgenze a scegliere la tua cosa importante: scelgono sempre la più rumorosa, mai la più utile. Saranno ancora lì dopo.
Non ti serve un imprevisto che ti inchiodi per impararlo. Ti serve decidere, ogni mattina, di stare in un posto solo abbastanza a lungo da lasciare un segno.
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