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Per cinque mattine di fila un'automazione mi ha ripetuto la stessa cosa. Alla quinta ho finalmente ascoltato, e ho messo in pausa una campagna pubblicitaria del salone che altrimenti avrebbe bruciato circa 320 euro al mese senza portare niente.

L'automazione che guarda, non quella che fa

Quando si pensa all'automazione, si pensa al lavoro ripetitivo fatto al posto tuo: i messaggi, le registrazioni, gli invii. Ne ho parecchie così. Ma quella che si è guadagnata lo stipendio questa settimana non fa nessun lavoro. Guarda un numero ogni mattina e me lo scrive in chiaro.

È un'automazione programmata in n8n, un flusso che parte da solo a un orario fisso, legge i risultati delle mie campagne Google Ads e scrive un verdetto in una riga: quanti contatti veri sono arrivati, e a che costo ciascuno.

Cosa mi diceva

Due campagne attive per il salone. Una è PMax, il tipo di campagna in cui l'algoritmo di Google decide quasi tutto da solo. L'altra, che chiamo GENERICA, va sulle ricerche larghe ("parrucchiere", "extension vicino a me"). Per cinque mattine il monitor ha riportato sempre lo stesso quadro: PMax portava contatti a 7,78 euro l'uno (il CPA, cioè quanto mi costa ottenere un contatto), GENERICA spendeva 74,80 euro in una settimana per zero contatti. Zero. Cinque controlli di seguito.

La trappola è che GENERICA non sembrava morta. Aveva clic. Aveva un tasso di clic (il CTR, la percentuale di chi clicca dopo aver visto l'annuncio) sopra il 5%. Sulla carta era viva.

Il numero che ti fa sentire bene e quello che ti fa decidere

Eric Ries, nel suo libro The Lean Startup (2011), divide i numeri in due famiglie. Ci sono le metriche di vanità: quelle che ti fanno sentire bene ma non ti dicono cosa fare. E ci sono le metriche azionabili: quelle legate a un risultato che ti indica una decisione. I clic e il tasso di clic di GENERICA erano pura vanità. Mancava l'unico numero che paga le bollette: le conversioni, cioè i contatti reali.

La prova è arrivata dal confronto. La landing un difetto ce l'aveva: metteva il prezzo della consulenza già all'ingresso, e la gente entrava ma se ne andava. Il 10 giugno l'ho sistemata, spostando il prezzo più avanti nel percorso, e PMax si è ripresa subito. Ma GENERICA, con la stessa pagina riparata, è rimasta a zero per altri cinque giorni. La pagina era un problema per tutti; GENERICA ne aveva un secondo, più grave: il canale. La ricerca generica non porta intenzione d'acquisto per un'offerta su appuntamento a Roma, e nessuna pagina può aggiungergliela. L'automazione non me l'ha spiegato. Ma mi ha tenuto lo zero davanti agli occhi finché non ho più potuto fingere di non vederlo.

Cosa fare adesso

Costruisci prima l'automazione che sorveglia, poi quella che fa. Scegli l'unico numero che, se va male, significa che devi fermarti o cambiare qualcosa (per un annuncio è il costo per contatto, per una newsletter sono i nuovi iscritti, per un negozio sono i clienti che tornano) e metti in piedi un flusso che te lo mostri ogni giorno, scritto a parole, non sepolto in un cruscotto che non apri mai.

Il lavoro dell'automazione non è solo fare di più. A volte è rendere un numero scomodo impossibile da ignorare. Ho spento GENERICA al quinto zero di fila. Senza quell'automazione, oggi pagherei ancora 320 euro al mese per dei clic che non diventano niente.

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