Stavo per registrare operaos.it. Avevo già il carrello aperto. Poi mi sono fermato.
"Fermo. Quanti ne ho già?"
Non lo sapevo con precisione. Mi sembrava una decina. Andai a contare. Diciannove.
Diciannove domini sparsi tra le mie quattro venture e una pila di esperimenti morti. Il dominio numero venti stava per partire. Per un metodo che non aveva ancora niente di prodotto, niente di scritto, niente di registrato come marchio. Solo un nome che mi ronzava in testa da una settimana: OPERA.
Lo trovai ironico. Stavo per fare esattamente la cosa che OPERA dovrebbe insegnare a non fare: aggiungere prima di sottrarre.
Chiusi il carrello. Aprii un foglio bianco e iniziai a listare i diciannove domini.
L'audit
Per ogni dominio mi feci tre domande in ordine:
Per quale progetto attivo serve?
Se non serve a nessun progetto attivo, serve a un obiettivo dichiarato per il 2026?
Se non serve a nessuno dei due, perché lo sto ancora pagando?
Le prime due domande sono filtri ruvidi ma onesti. La terza è la più scomoda perché la risposta vera è quasi sempre la stessa: "perché l'avevo comprato per un'idea che mi era venuta in macchina, ho cliccato registra, poi non ne ho fatto più niente."
Il pattern è sempre identico. Idea fresca, entusiasmo alto, click facile. Costo apparente di una decina di euro all'anno per stare tranquilli "tanto poi vedo". Sei anni dopo hai diciannove di queste tasse sull'entusiasmo passato.
I tagli
Sei domini sono usciti subito.
I quattro extension* erano coperture difensive del salone, comprate "casomai qualcuno me li registra". Nessuno me li ha registrati per anni. Quando un rischio non si materializza per anni, smette di essere un rischio. È solo una linea nel conto del registrar. Il .it nazionale, in particolare, è stato per anni una sola pagina "Work in Progress": mai un sito vero, mai un click di traffico organico.
Leggiadria.vip era il rimasuglio di un'idea premium per il salone che non ho mai sviluppato. Unclick.me era un esperimento di servizio per accorciare link mai partito, vivo in una cartella che non aprivo da tre anni.
Tutti e sei hanno passato lo stesso test: nessun progetto, nessun obiettivo, nessuna prossima azione concreta. Morti.
Cinque domini sono finiti in revisione a dodici mesi.
Questi non hanno un progetto attivo oggi, ma hanno un legame con un obiettivo che potrebbe materializzarsi nel 2026. I tre pdp.* sono opzioni per l'espansione futura del brand PDP. Dionian.com è il .com del mio brand personale, tenuto per brand protection a basso costo: se in revisione annuale lo ritengo superfluo, esce.
Houndbytes.it ha una storia diversa. L'ho registrato dopo che houndbytes.io, un'azienda IT, mi aveva proposto di aprire la loro sede italiana e diventare il loro rappresentante in Italia. La proposta era allettante. Quando l'ho confrontata con i miei obiettivi per il 2026, non era allineata. Avrei potuto chiuderlo subito. L'ho tenuto in sospeso dodici mesi: se la collaborazione si rimodella in una forma allineata, riuso il dominio. Se no, esce.
Il criterio per i cinque non era binario ma temporale: se entro un anno non sono atterrati su un progetto vero, escono.
Otto sono confermati. Sono quelli con un sito vivo, una mail collegata, o un piano editoriale già scritto. Niente di nuovo da decidere lì.
E poi, solo a quel punto, ho registrato operaos.it. Tagliato sei, registrato uno. Diciannove diventa quattordici.
Il primo atto
OPERA non esisteva ancora come metodo. C'era il nome, c'era un diagramma a sette layer abbozzato la sera prima, niente di più. Eppure si è autotestato nel momento di nascere.
Il principio che vuole portare è semplice: prima di aggiungere qualunque cosa al sistema, fai l'inventario di quello che hai già. Non perché aggiungere sia sbagliato. Perché aggiungere senza inventariare è il modo più sicuro per costruire complessità che nessuno ha chiesto.
Il primo cliente di un metodo dovresti essere tu. Se non regge sul tuo caos personale, non lo vendi a nessuno.
Diciannove domini in sei anni significano che fino a ieri questa regola non l'avevo applicata. Significano anche che il momento giusto per applicarla era ieri. E che il secondo momento giusto era ieri pomeriggio, prima di cliccare su "registra".
Ho cliccato dopo. Ma ho cliccato sul terreno pulito.
