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Chi lavora con i dati lo sa da sempre: spazzatura entra, spazzatura esce. Quello che tiri fuori non vale mai più di quello che ci hai messo dentro.

Marco Aurelio ha scritto la stessa cosa sulla mente, milleottocento anni prima dei computer.

La frase

Nei Pensieri (libro V, 16) lascia una riga che si cita spesso e si capisce di rado: "L'anima si tinge del colore dei suoi pensieri." Non è una metafora gentile. È meccanica. Quello che dai in pasto alla tua mente, ripetutamente, diventa il materiale di cui sono fatte le decisioni che prendi il giorno dopo.

Attenzione a non confonderla con "pensa positivo". L'originale di questa newsletter, due anni fa, la usava esattamente così: il pensiero positivo come filtro che colora il mondo. È un consiglio che non puoi eseguire, perché nessuno decide di sentirsi bene a comando. La leva vera non è lo stato d'animo. È a monte, sugli ingressi: cosa lasci entrare nella mente, ogni giorno, per ore.

Il mio archivio è severo. Io no.

Ogni notte un workflow (un'automazione che gira da sola su n8n) raccoglie i video e gli articoli che ho salvato e li versa in un vault, cioè un archivio che un'intelligenza artificiale legge per rispondermi. La tecnica si chiama RAG: il modello pesca le risposte dai miei documenti invece di inventarle. Venerdì 13 ne ha aggiunti quattro nuovi.

La regola che impongo su quell'archivio è brutale: entra solo ciò che rileggerei. Perché ogni fonte dentro tinge ogni risposta che esce. Una fonte scadente non resta isolata in un angolo: contamina il giudizio del sistema su tutto, anche sulle domande che non c'entrano niente.

Poi mi guardo allo specchio. Sono severo con gli ingressi della macchina e sciatto con i miei. Il telefono scrollato la sera, la stessa preoccupazione riletta ogni mattina prima ancora del caffè, i numeri di qualcun altro confrontati con i miei: sono ingressi anche quelli. E tingono le decisioni del giorno dopo esattamente come una brutta fonte tinge ogni risposta del vault. La differenza è che sull'archivio la lista di ammissione l'ho scritta. Sulla mia testa, no.

Cosa fare adesso

Tratta la tua attenzione come tratti un archivio dati: con una lista di ammissione, non a porte aperte.

Una domanda sola, davanti a ogni ingresso fisso della tua giornata, dal canale che segui alla persona di cui controlli i risultati: "Se lo rileggessi tra un anno, lo rivorrei in archivio?" Se la risposta è no, non merita nemmeno la tua mattina.

Non controlli il primo pensiero che ti arriva. Quello è automatico, e va bene così. Controlli cosa gli dai da mangiare ogni giorno, e quindi di che colore si tinge la tua mente quando arriva il momento di decidere davvero. Cura gli ingressi. Il colore viene da sé.

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