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La settimana scorsa stavo registrando un dominio nuovo, operaos.it. A metà della procedura mi sono fermato. Prima di aggiungerne uno, valeva la pena guardare in faccia quelli che già avevo.

Ne avevo diciannove. Alla fine dell'audit sono diventati quattordici: sei tagliati, cinque in revisione, otto confermati. Sei domini che pagavo da anni senza che servissero a niente. Tenuti lì per un motivo solo: li avevo comprati. Soldi già spesi, rinnovi automatici mai messi in discussione.

Quella resistenza a tagliare ha un nome preciso: sunk cost. Il costo affondato. Tieni una cosa perché ci hai già investito, non perché ti serve adesso.

Puoi perdere solo il presente

Marco Aurelio, nei Pensieri II.14, scrive una frase che sembra un gioco di logica e invece è una leva pratica:

"Il presente è l'unica cosa di cui un uomo può essere privato, se è vero che questa è la sola cosa che possiede, e che non si può perdere ciò che non si ha."

Tradotto: il passato non è più tuo, quindi non puoi perderlo. Il futuro non è ancora tuo, quindi non puoi perderlo. L'unica cosa che hai davvero in mano, l'unica che puoi sprecare, è il momento presente.

I sei domini erano passato. I soldi spesi non tornavano indietro, tagliarli o tenerli. L'unica cosa in gioco era il presente: continuare a pagare rinnovi inutili, o liberare quella spesa adesso. Il sunk cost mi faceva guardare nella direzione sbagliata.

I due ladri

Il presente ha due ladri, e lavorano in coppia.

Il primo è il passato. Si chiama rimpianto quando è personale, sunk cost quando è una decisione di business. È la stessa cosa: dai peso a qualcosa che non esiste più. Il progetto in cui hai già investito mesi. Il dominio che paghi da tre anni. La strada che hai scelto e che adesso ti sembra sbagliata. Guardarli non cambia niente, perché sono fuori dal tuo potere: sono già successi.

Il secondo è il futuro. Si traveste meglio, perché sembra produttivo. È la pianificazione infinita: il sistema perfetto da progettare prima di partire, lo scenario da prevedere, il piano da rifinire ancora un po'. Sembra lavoro. In realtà è un modo elegante di non agire adesso, rimandando l'azione a un momento che non arriva.

Tra i due, rubano la stessa cosa: l'azione disponibile ora. Quella su cui hai potere davvero.

La domanda che taglia

Quando ti accorgi di star difendendo una scelta passata o rifinendo un piano futuro, una domanda riporta tutto al presente:

Se non avessi già speso niente e non sapessi niente del futuro, lo farei adesso?

Sui domini la risposta era no. Sei volte no. Senza il peso dei rinnovi già pagati, non ne avrei registrato nemmeno uno di quei sei. Il sunk cost cadeva, e con lui la decisione diventava ovvia.

Funziona su tutto: un progetto fermo, un cliente che ti pesa, un'attività che fai per abitudine. La domanda separa ciò che vale adesso da ciò che tieni solo perché l'hai sempre tenuto.

Entro 24 ore

Prendi una cosa che porti avanti per inerzia — un abbonamento, un progetto, un impegno — e falle la domanda: senza il già speso e senza il forse futuro, la sceglierei oggi?

Se la risposta è no, taglia. Una sola, adesso. Non come pulizia di primavera, come prova che il presente è l'unico posto dove puoi agire.

Il passato te lo lasci alle spalle perché non è più tuo. Il futuro lo costruisci con quello che fai ora, non con quello che pianifichi.

Se conosci qualcuno a cui questo può servire, inoltralo.

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