Lunedì mattina una delle mie automazioni ha scritto due resoconti invece di uno. Si era saltato il giro di domenica e, senza che io toccassi niente, se l'era già recuperato da sola.
La stessa settimana un'altra automazione si è saltata un giro, e quel giro non tornerà mai più.
Stessa assenza mia, stessa macchina che gira di notte, risultato opposto. La differenza sta tutta nel modo in cui sono costruite.
Due automazioni, la stessa settimana
Per un imprevisto, la settimana scorsa sono stato lontano dalla tastiera, a coprire la reception del salone. I miei sistemi hanno continuato a funzionare da soli.
Uno è il monitoraggio delle campagne pubblicitarie: un'automazione programmata (cioè che parte da sola a un orario fisso, senza che io la lanci) che ogni mattina mi scrive quanto ho speso il giorno prima e quanti contatti sono arrivati. Domenica non è partito. Lunedì mattina ha prodotto due resoconti: prima ha colmato il giorno che gli era saltato, poi ha fatto quello di lunedì. Nessuno l'ha toccato.
Perché si è recuperato
Perché non fotografa il momento in cui parte. Ogni volta che gira, rilegge la realtà da capo da un posto che resta (il foglio Google e l'account pubblicitario) e si chiede: "cos'è successo ieri?". Un giro saltato non è un dato perduto: il giro dopo ritrova il numero ancora lì da leggere, e lo scrive.
È la distinzione che Nassim Taleb fa in Antifragile (2012) tra fragile, robusto e resiliente: il fragile si rompe sotto stress, il robusto resiste, il resiliente incassa il colpo e si rialza. Il monitoraggio è resiliente perché la sua memoria vive al di fuori di sé, in un luogo duraturo, non nell'istante in cui scatta.
L'altra automazione, quella che non è tornata
La stessa settimana il mio riepilogo di fine giornata, un'automazione che ogni sera alle 20:10 scrive cos'ho fatto, ha saltato il giro di sabato. Quel resoconto non esiste e non esisterà, perché è una fotografia della giornata: se l'otturatore non scatta alle 20:10, quel momento non torna.
Stesso orologio, stesso server, comportamento opposto. Ed ecco la regola che mi porto a casa: se automatizzi qualcosa, non costruire un'automazione che scatta una fotografia e poi la dimentica. Costruiscila in modo che ogni volta rilegga la realtà da una fonte che resta: il foglio, il registro, il database. Così un giro saltato si ripara da solo invece di svanire.
Non chiederti solo se la tua automazione parte ogni giorno. Chiediti se il giorno che salta sa rimettersi in pari da sola. Apri l'ultima che hai costruito e guarda da dove prende i dati ogni volta: se li rilegge da un punto che resta, si recupererà; se dipende dall'istante, un giorno perso è perso.
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